Il Parco Nazionale ospita uno dei rapaci più elusivi e di elevato valore conservazionistico del suo territorio: il Gufo Reale. La presenza di questa specie nell’Area protetta, considerata oggi rara, è cruciale per la sua conservazione nell'Appennino settentrionale, dove rappresenta uno dei pochi nuclei riproduttivi.
Il gufo reale è un rapace notturno sedentario, che frequenta ambienti eterogenei, preferendo però luoghi con presenza di zone di prati-pascolo, ideali per la caccia alle prede, e con emergenze rocciose adatte alla nidificazione, ambienti non semplici da trovare nel territorio del Parco.
La sua presenza tra la Romagna e la Toscana è documentata fin dagli inizi del ‘900 ed è oggetto di monitoraggi da parte dell’Ente Parco a partire dalla stagione riproduttiva del 2000. Le indagini preliminari erano mirate a migliorare la conoscenza dello status di diverse specie sul territorio e, dal 2007, si sono concentrate su un gruppo di specie, tra cui il Gufo Reale, per le quali era necessario approfondire o confermare le conoscenze.
Nel corso degli anni, la presenza del Gufo Reale nel Parco è stata quindi rilevata in tre siti in modo discontinuo e, sebbene la specie sembri avere una presenza stabile nel territorio, è ad oggi limitata a pochi esemplari nidificanti.
Il periodo di monitoraggio invernale si concentra prevalentemente da novembre a febbraio, durante il periodo di massima attività canora della specie nella fase pre-produttiva. I ricercatori si appostano nelle prime ore serali e nel crepuscolo per ascoltare il canto spontaneo o per stimolare una risposta utilizzando la tecnica del playback, la quale consiste nel simulare il canto di una specie per stimolare una risposta vocale da parte degli individui presenti nel territorio e rilevarne quindi la presenza sul territorio.
La presenza del Gufo Reale nel Parco assume una particolare importanza in relazione alla scarsa presenza della specie in tutto il territorio appenninico, tra Emilia-Romagna e Toscana. Questa specie rappresenta un elemento di grande valore per la biodiversità del Parco e la continuità dei monitoraggi risulta essenziale per comprendere meglio la sua ecologia, lo stato della popolazione e per adottare misure di conservazione efficaci che possano garantire la sopravvivenza di questa specie nel cuore dell'Appennino settentrionale. La sua presenza silenziosa continua a testimoniare la ricchezza naturale del Parco e la necessità di proteggere i suoi habitat.
Foto di G.Giacomini